sabato 14 dicembre 2019 

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Comunicato stampa

Uffici di conciliazione: ACSI delusa del progetto presentato

L’ACSI – Associazione consumatrici della Svizzera italiana esprime la sua profonda delusione per il progetto di modifica del Codice di procedura civile (CPC) concernente gli Uffici di conciliazione per consumatori. Il progetto si limita infatti ad adeguare il diritto cantonale a quello federale senza avanzare alcuna proposta per migliorare il funzionamento di questi Uffici. Nella sua risposta alla consultazione promossa dalla Divisione della giustizia l’ACSI invita a riconsiderare tutta la problematica per arrivare a una procedura di conciliazione efficace e efficiente.

Quello degli Uffici di conciliazione è un tema che sta da sempre particolarmente a cuore all’ACSI. Fin dalla loro istituzione nel 1986 l’ACSI ha considerato questi Uffici un buono strumento per garantire a consumatrici e consumatori una procedura semplice e rapida nei casi minori. Nel corso degli anni l’ACSI ha tuttavia dovuto constatarne il cattivo funzionamento: attualmente le vertenze sottoposte agli Uffici di conciliazione sono pochissime.
Vista la sua particolare sensibilità nei confronti di questo tema l’ACSI non può nascondere la sua profonda delusione per il progetto presentato. Esso si limita in effetti ad adattare il diritto cantonale alle modifiche introdotte a livello federale portando da 8'000 a 20'000 franchi il valore massimo delle controversie che possono essere trattate dagli Uffici di conciliazione, senza porsi alcuna domanda sulle conseguenze di questo ingente aumento. L’ACSI auspicava invece che questa modifica sarebbe stata l’occasione per ripensare tutta la problematica e proporre soluzioni concrete al cattivo funzionamento attuale di questi uffici.
Il nuovo art. 418 CPC prevede che “Le azioni concernenti le controversie derivanti da contratti tra consumatori finali e fornitori devono essere proposte, quando il valore non sia superiore ai 20'000 franchi, davanti a un Ufficio di conciliazione”. Se l’articolo fosse applicato un numero enorme di cause trattate attualmente dalle giudicature di pace e dalle preture dovrebbero essere sottoposte agli Uffici di conciliazione. Una sentenza del Tribunale d’Appello ha tuttavia stabilito (nel 1991) che la decisone di un pretore non era comunque nulla anche se il caso non era stato sottoposto alla conciliazione. Questa sentenza ha svuotato completamente di senso il verbo “devono” scritto nell’articolo 418a CPC. La giurisprudenza non è tuttavia immutabile. L’ACSI ritiene che gli Uffici di conciliazione possano costituire una buona soluzione per garantire una procedura gratuita, rapida e semplice in merito alle controversie che vedono coinvolti consumatori e fornitori. L’ACSI ha quindi scritto al Dipartimento competente invitandolo a riconsiderare la problematica e a presentare un progetto che non sia un semplice adattamento al diritto federale ma che porti a una procedura di conciliazione efficace e efficiente.

Lugano, 06.11. 2003

3 settembre 2009


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